Piano editoriale social: come costruirlo passo passo, con un calendario di esempio e i numeri da guardare
Pubblicato il di Tauro Lab10 min di lettura
In breve Un piano editoriale social è un documento breve che dice perché pubblichi, per chi, su quali temi, in che formato, quanto spesso e chi fa cosa. Si costruisce in sei passi, partendo da cosa vuoi che faccia il cliente e non dai post. Per iniziare bastano tre o quattro rubriche e un calendario di quattro settimane. Si misura con i contatti che arrivano, non con i mi piace, e si rivede ogni mese.
Molte attività aprono un profilo, pubblicano tanto per qualche settimana e poi si fermano. Quasi mai mancano le idee: manca un piano che dica cosa pubblicare, quando e perché. Esserci ormai è normale: secondo il rapporto Imprese e ICT 2025 dell'Istat, usa i social media il 59,0% delle imprese con almeno 10 addetti, il 72,8% nel commercio e l'82,3% tra alloggio e ristorazione. La differenza tra un profilo che porta lavoro e uno che porta via tempo la fa il metodo.
Qui trovi cos'è un piano editoriale social, come costruirlo in sei passi, un calendario di esempio per un mese, i numeri da guardare e gli errori più comuni. Vale per un'azienda come per un professionista, su qualunque canale.
Cos'è un piano editoriale social
È un documento breve, una o due pagine, che risponde a sei domande: perché pubblichi, per chi, di cosa parli, in che forma, quanto spesso e chi fa cosa. Il calendario editoriale ne è la parte pratica: l'elenco dei contenuti delle prossime settimane, con il giorno e il canale. Il piano si rilegge ogni tre mesi, il calendario si rifà ogni mese.
Non serve un programma apposta. Basta un foglio di calcolo condiviso, purché chi pubblica lo apra davvero. Conta che le decisioni siano scritte: così non riparti da zero ogni volta che devi pubblicare, e chi ti aiuta sa cosa fare anche quando tu non ci sei.
Come si costruisce un piano editoriale, passo passo
1. Parti da cosa vuoi che faccia il cliente
Non «più follower», ma un'azione: telefonare, chiedere un preventivo, prenotare, passare in negozio, scrivere su WhatsApp. Scegline una principale e scrivila in cima al piano. Ogni contenuto può portare lì, anche solo con una riga in fondo, come «scrivici per prenotare un controllo». Se un post non porta da nessuna parte, chiediti perché lo stai pubblicando.
2. Raccogli le domande dei clienti
Scrivi le dieci domande che ti fanno più spesso al telefono, al banco o per email. Sono la fonte di temi più affidabile che hai, perché vengono da chi compra: a un serramentista chiedono se conviene cambiare solo i vetri, a un commercialista quando arriva la prossima scadenza. Ogni domanda è un contenuto, e la risposta che dai a voce è già metà del testo.
3. Scegli tre o quattro rubriche
Una rubrica è un tema fisso che torna con regolarità. Ti toglie la domanda «cosa pubblico oggi?» e rende il profilo riconoscibile. Quattro che vanno bene per quasi tutti:
- domande dei clienti: una domanda, una risposta breve e chiara;
- come lavoriamo: le persone, gli strumenti, quello che il cliente non vede;
- lavori finiti: il prima e il dopo, con il permesso del cliente se si vede lui o casa sua;
- novità e date: orari, chiusure, prodotti nuovi, eventi in zona.
Le domande raccolte al passo 2 finiscono quasi tutte nella prima rubrica: hai già i temi di diverse settimane.
4. Decidi canale e formati
Un canale principale, quello dove sta il tuo cliente: come sceglierlo lo spieghiamo in social media marketing a Torino, e il criterio vale anche fuori città. Poi abbina un formato a ogni rubrica: le domande in un carosello o in un video breve con una persona che risponde, i lavori finiti in foto, le novità in una storia. Un contenuto fatto bene si riusa: la stessa foto va sulla scheda Google, la stessa risposta finisce nelle domande frequenti del sito, come raccontiamo in SEO locale e social media.
5. Scegli una frequenza che reggi per tre mesi
Conta quanto tempo ti prende un contenuto, dalla foto alla pubblicazione, e moltiplicalo per i post che vorresti fare in un mese. Se il totale non ci sta nelle tue settimane, riduci i post, non la cura. Meglio due contenuti a settimana per un anno che uno al giorno per un mese.
La programmazione aiuta. Secondo la guida di Instagram, con un account pubblico puoi programmare reel, foto e caroselli dall'app, fino a 25 post al giorno e con un massimo di 30 giorni di anticipo. Anche i post del profilo dell'attività su Google si possono programmare, e ripetere ogni settimana o ogni mese. Un momento fisso, per esempio il lunedì mattina, per preparare e programmare i contenuti della settimana è il modo più semplice per non saltare.
6. Scrivi chi fa cosa
Chi scatta foto e video, chi scrive i testi, chi approva, chi pubblica, chi risponde a commenti e messaggi, e in quanto tempo. Rispondere fa parte del piano: un messaggio che resta senza risposta per giorni è un cliente che va altrove. Scrivi anche chi chiede il permesso alle persone che compaiono nelle foto, e dove lo conservi.
Un esempio di calendario editoriale per un mese
Un esempio di fantasia: un negozio di biciclette con officina, due post a settimana su Instagram, il martedì e il venerdì, più un post sulla scheda Google. L'azione che vuole dal cliente è prenotare un controllo in officina.
| Settimana | Martedì | Venerdì | Scheda Google |
|---|---|---|---|
| 1 | Domande dei clienti: ogni quanto si controllano i freni, in un carosello | Come lavoriamo: il meccanico al banco, in un video breve | Aggiornamento: orari dell'officina e come prenotare |
| 2 | Lavori finiti: una bici da città rimessa a posto, prima e dopo | Novità e date: le bici arrivate in settimana, in foto | Nessun post |
| 3 | Domande dei clienti: come si sceglie la misura del telaio | Come lavoriamo: chi segue i noleggi, presentato con il suo nome | Offerta: il controllo di inizio stagione, con data di inizio e di fine |
| 4 | Lavori finiti: una riparazione dopo una caduta | Novità e date: chiusura per le feste e orari ridotti | Aggiornamento: la foto della riparazione della settimana |
Le rubriche si alternano, i giorni restano gli stessi e ogni testo finisce con l'invito a prenotare. I contenuti della settimana dopo si preparano il lunedì, e a fine mese si guarda il foglio dei contatti prima di riempire il calendario successivo. Una regola della scheda Google da sapere: la guida di Google avverte che i post con un numero di telefono nella descrizione potrebbero essere rifiutati se non è possibile verificare che siano collegati all'attività, quindi il telefono va nel profilo, non nel testo del post.
Quali numeri guardare, e ogni quanto
Le statistiche delle piattaforme dicono quali contenuti vengono visti, salvati e condivisi: servono a capire cosa funziona. Non dicono se i social ti portano lavoro. Per quello servono numeri tuoi, da guardare per primi:
- messaggi e telefonate arrivati dopo un contenuto, segnati su un foglio con la data e la rubrica;
- visite al sito: aggiungi ai link i parametri UTM, come utm_source, utm_medium e utm_campaign, e in Google Analytics vedrai da quale campagna arriva il traffico nel report Acquisizione traffico;
- le rubriche che portano più domande, che non sempre sono quelle con più mi piace;
- le ore che ti è costato il mese, per capire se il ritmo regge.
Una volta al mese dedica mezz'ora al conteggio: tieni quello che ha portato contatti, cambia quello che non ha portato niente, poi rifai il calendario. Ogni tre mesi rileggi il piano dall'inizio: l'azione, le domande dei clienti, le rubriche.
Il conteggio più semplice resta il più affidabile: per un mese chiedi a ogni cliente nuovo come ti ha conosciuto e scrivilo. Social, Google, passaparola, passando davanti. A fine mese hai un dato tuo, che nessuna statistica delle piattaforme ti può dare.
Gli errori più comuni
- partire dal calendario senza aver scritto cosa vuoi dal cliente: si pubblica per riempire;
- promettere una frequenza che regge due settimane, e poi sparire;
- parlare solo di offerte e di sé, senza rispondere alle domande che i clienti fanno davvero;
- usare foto prese da internet: quasi sempre hanno un autore che non ti ha dato il permesso, e comunque non mostrano la tua attività;
- pubblicare persone riconoscibili senza chiedere: per la legge sul diritto d'autore, articolo 96, il ritratto di una persona non può essere esposto o riprodotto senza il suo consenso, salvo le eccezioni previste, e una foto con persone riconoscibili è anche un dato personale, quindi vale pure la normativa sulla privacy;
- non dichiarare una collaborazione pagata: il Codice del consumo, articolo 23 considera ingannevole usare contenuti redazionali per promuovere un prodotto se a pagarli è l'impresa e chi legge non può capirlo;
- cambiare tutto dopo una settimana: un piano va provato almeno un mese prima di giudicarlo.
Le indicazioni legali di questo articolo sono generali e non sostituiscono un parere: per il tuo caso chiedi conferma a un consulente.
Farlo da soli o farsi aiutare
Se lo fai da solo, il piano protegge il tuo tempo: sai cosa pubblicare e quando, senza improvvisare. Se lo affidi a qualcuno, il piano è il punto di partenza del lavoro e il metro per controllarlo: chi gestisce i tuoi social ha bisogno di materiale vero da te ogni settimana, e tu devi poter vedere ogni mese cosa è uscito e cosa ha portato. In tutti e due i casi gli account devono restare intestati all'attività, con l'accesso di almeno una persona interna.
Da dove partire questa settimana
- Scrivi in una riga cosa vuoi che faccia il cliente dopo aver visto un tuo contenuto.
- Elenca le dieci domande che i clienti ti fanno più spesso.
- Raggruppale in tre o quattro rubriche e abbina a ognuna un formato.
- Riempi il calendario delle prossime quattro settimane, con giorni fissi.
- Prepara e programma i contenuti della prima settimana.
- Apri il foglio dei contatti e segna da dove arriva ogni cliente nuovo.
Se preferisci farti affiancare, la pagina sulla gestione dei social di Tauro Lab spiega come lavoriamo. Puoi anche scriverci con il tuo piano, anche se è solo una bozza: ne parliamo insieme.
Domande frequenti
Quanti post a settimana servono?
Non c'è un numero giusto per tutti: è quello che riesci a mantenere per mesi con il tempo che hai. Due contenuti curati a settimana, con regolarità, valgono più di uno al giorno che si ferma dopo un mese. Se devi scegliere, togli un post e tieni il tempo per rispondere ai messaggi.
Che differenza c'è tra piano editoriale e calendario editoriale?
Il piano dice perché pubblichi, per chi, su quali temi e chi fa cosa, e si rilegge ogni tre mesi. Il calendario dice cosa esce, dove e in che giorno, e si rifà ogni mese. Senza piano il calendario si riempie a caso; senza calendario il piano resta nel cassetto.
Posso usare l'intelligenza artificiale per scrivere i post?
Può aiutarti con bozze, titoli e idee, ma fatti, foto e tono devono essere tuoi. Rileggi sempre: un testo generico non ti distingue da nessuno, e un dettaglio sbagliato su prezzi, orari o servizi lo paghi con i clienti. Non farle inventare clienti, risultati o recensioni.
Il piano editoriale vale anche per la scheda Google?
Sì, e conviene metterla nel calendario. Nel profilo dell'attività su Google puoi pubblicare aggiornamenti, offerte ed eventi, programmarli e ripeterli ogni settimana o ogni mese. La guida di Google spiega che i post pubblicati da più di sei mesi vengono archiviati, a meno che non sia impostato un intervallo di date: un post al mese tiene la scheda aggiornata.
Fonti
- Istat: Imprese e ICT, anno 2025 (comunicato stampa)
- Instagram: come creare e gestire post e reel programmati
- Guida Profilo dell'attività su Google: crea e gestisci i post
- Guida di Google Analytics: raccogliere i dati delle campagne con URL personalizzati
- Normattiva: legge 633/1941, articolo 96 (ritratto)
- Normattiva: Codice del consumo, articolo 23 (pratiche commerciali ingannevoli)
Scritto dal team di Tauro Lab, web agency e software house di Torino. Chi siamo