Come vendere online: scegliere tra sito, marketplace e social, e cosa serve qualunque strada prendi
Pubblicato il di Tauro Lab10 min di lettura
In breve Per vendere online hai tre strade: un sito tuo, un marketplace, i social con la chat. Si possono unire, e molte imprese lo fanno: secondo l'Istat, tra quelle con almeno 10 addetti che vendono via web, il 73,0% usa canali propri e il 65,1% piattaforme online. Si sceglie guardando margine, tipo di prodotto e tempo a disposizione. Qualunque canale scegli, il venditore sei tu: informazioni, recesso, garanzia, spedizione e assistenza restano a tuo carico.
Come vendere online? Non c'è una risposta sola: il sito è una delle strade, accanto ai marketplace, ai social con la chat e al mix di tutto questo, e ognuna costa in modo diverso. Nel rapporto Imprese e ICT 2025 l'Istat rileva che, tra le imprese con almeno 10 addetti che vendono via web, il 73,0% usa siti e canali propri e il 65,1% si affida a piattaforme online, contro il 60,4% dell'anno prima. La somma supera cento perché molte fanno tutte e due le cose.
Il cliente online c'è, ma non è tutto il mercato: secondo Eurostat, nel 2025 in Italia il 28% di chi usa internet non ha mai comprato né ordinato niente online, contro il 15% nella media dell'Unione. Questa guida serve a scegliere il canale e a capire cosa serve davvero. Gli obblighi in tabella e il caso di chi ha un negozio in città sono in e-commerce a Torino; i passi per costruire il sito sono in creazione di un negozio online.
Le strade per vendere online
Un sito tuo
Il negozio è tuo: prezzi, clienti, dati e aspetto li decidi tu, e non paghi a un marketplace una commissione su ogni vendita. Restano le commissioni del servizio di pagamento e i costi della piattaforma o del sito. Il prezzo vero è un altro: le visite le devi portare tu, con Google, i social, le email, il passaparola. E tutto il lavoro intorno, dalle pagine legali all'assistenza, è a tuo carico. Va bene se hai già clienti che ti cercano per nome, o un prodotto che si riconosce.
Un marketplace
Vai dove le persone cercano già. In cambio accetti le regole della piattaforma, le sue commissioni e la concorrenza nella stessa pagina. Un esempio con i numeri che Amazon pubblica per i venditori, a novembre 2026: piano Individuale da 0,99 euro più IVA per articolo venduto, piano Professionale da 39 euro più IVA al mese, e in tutti e due una commissione per segnalazione che varia per categoria e che, scrive Amazon, per la maggior parte delle categorie sta tra l'8% e il 15%. I costi di spedizione cambiano se gestisci gli ordini da te o con la logistica di Amazon.
Le regole europee danno qualche tutela a chi vende sulle piattaforme. Il regolamento (UE) 2019/1150 chiede di comunicare le modifiche alle condizioni con almeno 15 giorni di preavviso, di motivare una sospensione e, salvo le eccezioni previste, di avvisare almeno 30 giorni prima di chiudere del tutto un account, sempre con le motivazioni. Il regolamento sui servizi digitali, all'articolo 30, obbliga il marketplace a raccogliere prima i tuoi dati: nome, indirizzo, telefono, email, un documento d'identità, i dati del conto di pagamento, l'iscrizione al registro delle imprese e un'autocertificazione con cui ti impegni a offrire solo prodotti conformi. Nome, contatti, registro e autocertificazione li vede anche il cliente: anche sul marketplace, il venditore sei tu.
I social e la chat
Mostri i prodotti su Instagram, Facebook o TikTok, il cliente ti scrive in chat o su WhatsApp, tu mandi un link di pagamento e spedisci. Si parte in fretta e con pochi costi, e va bene per pochi pezzi, prodotti unici o clienti vicini. Il limite è il tempo: ogni ordine è una conversazione, e disponibilità, ricevute e spedizioni le gestisci a mano. Le regole però sono le stesse: per il Codice del consumo, articolo 45, un contratto concluso solo con mezzi di comunicazione a distanza, dentro un sistema organizzato di vendita, è un contratto a distanza. Se vendi in chat con regolarità, valgono informazioni, recesso e garanzia come su un sito.
Il mix
È la strada più comune quando le vendite crescono: il marketplace per farsi trovare, il sito per chi torna, i social per raccontare. Il rischio è vendere due volte lo stesso pezzo, perché il magazzino è uno solo e i canali sono tanti. Prima di aggiungere un canale serve un modo per tenere allineata la disponibilità: un gestionale collegato o, all'inizio, prodotti diversi su canali diversi.
| Strada | Cosa ti dà | Cosa ti chiede | Adatta se |
|---|---|---|---|
| Sito tuo | Clienti, dati e prezzi tuoi | Portare le visite e gestire tutto da te | Hai clienti che ti cercano o un marchio riconoscibile |
| Marketplace | Persone che cercano già quel prodotto | Commissioni, regole della piattaforma, concorrenza nella stessa pagina | Vendi prodotti che si cercano per nome, marca o codice |
| Social e chat | Partenza veloce, rapporto diretto | Tempo per ogni ordine, lavoro a mano | Pochi pezzi, prodotti unici, clienti vicini |
| Mix | Più occasioni di vendita | Magazzino allineato tra i canali | Hai già ordini regolari su almeno un canale |
Come scegliere il canale: quattro domande
- Quanto ti resta su un ordine medio, tolti prodotto, imballo, spedizione, commissioni di pagamento e, sul marketplace, commissioni di vendita? Se resta poco, ogni percentuale pesa.
- Il tuo prodotto si cerca o si scopre? Un ricambio con un codice preciso si cerca; un oggetto fatto a mano si scopre guardando.
- Quanto tempo hai ogni giorno per ordini, pacchi e messaggi, e chi se ne occupa quando non ci sei?
- Hai già clienti? Se sì, parti da dove sono già loro.
Due esempi di fantasia. Un negozio di ricambi per bici vende pezzi che i clienti cercano per marca e codice: ha senso partire da un marketplace, dove quella ricerca succede già, e aprire il sito quando i clienti cominciano a tornare. Un falegname che fa mensole e tavoli su misura vende pezzi che nessuno cerca per codice: meglio i social per mostrare il lavoro e un sito con la richiesta di preventivo. Per i beni confezionati su misura il recesso è escluso dal Codice del consumo, articolo 59, e l'articolo 49 chiede di dirlo al cliente prima che compri.
Cosa serve davvero, qualunque canale scegli
Qui le strade si riuniscono. Sito, marketplace o chat, chi vende a un consumatore ha gli stessi obblighi e lo stesso lavoro dietro le quinte, in quattro aree.
Le regole
- se compri merci per rivenderle, la vendita al dettaglio «per corrispondenza, televisione o altri sistemi di comunicazione», nella quale il Ministero fa rientrare il commercio elettronico (circolare 3487/C del 2000), richiede la SCIA, la segnalazione certificata di inizio attività, allo sportello unico del Comune (D.Lgs. 59/2010, articolo 68); chi vende solo prodotti che realizza lui segue regole diverse; partita IVA, inquadramento e certificazione delle vendite li segui con il commercialista;
- prima dell'acquisto il cliente deve sapere chi sei, il tuo indirizzo, telefono ed email, il prezzo totale con imposte e spese di consegna, come paga e come riceve, come recedere e che c'è la garanzia legale (Codice del consumo, articolo 49);
- il recesso dura 14 giorni da quando il cliente, o una persona da lui indicata che non sia il corriere, riceve il bene, senza bisogno di motivi (articolo 52); se non informi il cliente, si allunga di dodici mesi (articolo 53);
- il rimborso va fatto entro 14 giorni da quando il cliente ti comunica il recesso, con lo stesso mezzo di pagamento, ma puoi aspettare di ricevere il bene o la prova che l'ha rispedito (articolo 56);
- rispondi dei difetti di conformità che si manifestano entro due anni dalla consegna (articolo 133);
- se vendi a consumatori di altri paesi dell'Unione, per le vendite a distanza c'è una soglia IVA di 10.000 euro: sotto si può applicare l'IVA del tuo paese, sopra di norma quella del paese del cliente, con la possibilità di dichiarare tutto in un solo paese, come spiega il portale europeo La tua Europa.
Le regole qui sopra riassumono norme in vigore al 5 novembre 2026 e non sostituiscono un parere: per il tuo caso chiedi conferma al commercialista o a un consulente legale.
I pagamenti
Offri i metodi che usano i tuoi clienti. Non puoi far pagare di più chi sceglie un certo mezzo di pagamento: lo vieta il Codice del consumo, articolo 62. Per i pagamenti elettronici a distanza chi ha emesso la carta applica di norma l'autenticazione forte del cliente prevista dalla direttiva (UE) 2015/2366, salvo le esenzioni del regolamento delegato (UE) 2018/389, per esempio gli importi bassi: è il passaggio di conferma con codice o app, va provato prima di aprire, perché è lì che un ordine può bloccarsi. E se una carta viene usata in modo fraudolento, chi l'ha emessa riaccredita il cliente e ha diritto di addebitare la somma a te, sempre secondo l'articolo 62.
Le spedizioni
Se non hai concordato altro, devi consegnare senza ritardo e al più tardi entro 30 giorni dalla conclusione del contratto (articolo 61). Finché il cliente non ha il pacco, il rischio di perdita o danno è tuo, salvo che il corriere l'abbia scelto lui e non sia tra quelli proposti da te (articolo 63): imballo, corriere e assicurazione sono quindi affari tuoi. Decidi in anticipo zone, tempi, costi e chi paga i resi, e scrivilo: il cliente sostiene il costo diretto del reso solo se gliel'hai detto (articolo 57).
L'assistenza
I contatti che dai devono permettere al cliente di raggiungerti rapidamente e di comunicare con te in modo efficace, dice l'articolo 49. In pratica: un indirizzo email e un telefono che qualcuno legge davvero, un tempo di risposta scritto, risposte pronte alle domande che tornano sempre, come tempi di consegna, misure e resi.
Da dove partire
Parti piccolo, su un canale, con pochi prodotti, e aggiungi il secondo solo quando il primo ha ordini regolari. In ordine:
- Scegli i prodotti con cui partire: quelli che conosci meglio, con un margine che regge la spedizione e pochi motivi di reso.
- Fai il conto del margine per ordine su ogni canale che stai valutando.
- Prepara le informazioni obbligatorie e falle controllare al tuo consulente.
- Decidi spedizioni e resi, e prova a spedire due o tre pacchi ad amici per vedere tempi e imballo.
- Apri il canale e segna per tre mesi ogni ordine, ogni reso e ogni domanda: solo allora decidi se aggiungerne un secondo.
Se la tua strada è il sito, i passi pratici sono in creazione di un negozio online, e per le immagini c'è la guida alle foto prodotto. La pagina e-commerce di Tauro Lab spiega cosa seguiamo; se vuoi un parere sul canale da cui partire, scrivici con cosa vendi e dove spedisci.
Domande frequenti
Posso vendere online senza aprire un'attività?
Per vendere online con regolarità serve un'attività. Se compri merci per rivenderle, la vendita al dettaglio a distanza richiede la SCIA allo sportello unico del Comune, secondo l'articolo 68 del D.Lgs. 59/2010; se vendi solo quello che produci le regole sono diverse, e il commercialista ti dice cosa serve e come inquadrare l'attività. Vendere ogni tanto un oggetto personale usato è un caso a parte, ma dove passa il confine lo valuta lui sul tuo caso.
Se vendo su WhatsApp o Instagram valgono le stesse regole di un sito?
Sì, se vendi con regolarità: per il Codice del consumo un contratto concluso solo a distanza, dentro un sistema organizzato di vendita, è un contratto a distanza, e valgono informazioni prima dell'acquisto, recesso di 14 giorni e garanzia legale. Prepara un messaggio con le informazioni essenziali e un link alle condizioni di vendita, da mandare prima di ogni pagamento.
Posso chiedere un supplemento a chi paga con carta o PayPal?
In generale no: l'articolo 62 del Codice del consumo vieta di imporre ai consumatori spese per l'uso di determinati strumenti di pagamento. Le commissioni del servizio di pagamento vanno considerate nel prezzo, uguale per tutti.
Se il pacco si perde o arriva rotto, chi paga?
Di norma tu. Per l'articolo 63 del Codice del consumo il rischio passa al cliente solo quando lui, o una persona da lui indicata diversa dal corriere, entra materialmente in possesso del pacco. Fa eccezione il caso in cui il corriere l'ha scelto il cliente e non era tra quelli proposti da te. Per questo conviene un imballo serio e, per i pezzi di valore, una spedizione assicurata.
Fonti
- Istat: Imprese e ICT, anno 2025 (rapporto, dicembre 2025)
- Eurostat: E-commerce statistics for individuals (dati 2025)
- Amazon: piani di vendita e commissioni su Amazon.it
- Regolamento (UE) 2019/1150 sui servizi di intermediazione online
- Regolamento (UE) 2022/2065 sui servizi digitali, articolo 30
- Direttiva (UE) 2015/2366 sui servizi di pagamento
- Normattiva: D.Lgs. 59/2010, articolo 68 (vendita per corrispondenza e altri sistemi di comunicazione)
- Normattiva: Codice del consumo, articolo 45 (definizioni)
- Normattiva: Codice del consumo, articolo 49 (informazioni nei contratti a distanza)
- Normattiva: Codice del consumo, articolo 52 (diritto di recesso)
- Normattiva: Codice del consumo, articolo 53 (recesso senza informazioni)
- Normattiva: Codice del consumo, articolo 56 (rimborso in caso di recesso)
- Normattiva: Codice del consumo, articolo 57 (obblighi del consumatore, costo del reso)
- Normattiva: Codice del consumo, articolo 59 (eccezioni al recesso)
- Normattiva: Codice del consumo, articolo 61 (consegna)
- Normattiva: Codice del consumo, articolo 62 (tariffe per i mezzi di pagamento)
- Normattiva: Codice del consumo, articolo 63 (passaggio del rischio)
- Normattiva: Codice del consumo, articolo 133 (garanzia legale)
- La tua Europa: IVA transfrontaliera
- Normattiva: D.Lgs. 114/1998, articolo 18 (vendita per corrispondenza o altri sistemi di comunicazione)
- Ministero dello sviluppo economico: circolare 3487/C del 1 giugno 2000 sul commercio elettronico
- EUR-Lex: regolamento delegato (UE) 2018/389 sull'autenticazione forte del cliente
Scritto dal team di Tauro Lab, web agency e software house di Torino. Chi siamo