Rifare il sito web: quando serve davvero e come non perdere il posizionamento
Pubblicato il di Tauro Lab8 min di lettura
In breve Un sito si rifà quando non fa più il suo lavoro: si legge male dal telefono, non si aggiorna, non porta richieste o racconta un'azienda che non c'è più. L'età da sola non conta e spesso basta un ritocco. Se si rifà, si salva l'elenco degli indirizzi, si mettono redirect 301 da tenere almeno un anno e non si cambiano dominio e grafica nello stesso giorno.
Si rifà il sito web quando non fa più il suo lavoro, non quando sono passati degli anni. "È vecchio, rifacciamolo" è la frase che porta a spendere molto per ottenere lo stesso sito con colori nuovi. Qui trovi i segnali che contano, una tabella per capire se basta un ritocco, e la parte che quasi nessuno spiega bene: come salvare quello che Google ha già imparato su di te, con un test che puoi fare dal telefono il giorno del lancio.
Quando rifare il sito web: i segnali che contano
Va rifatto se ha almeno uno di questi problemi e le piccole modifiche non bastano:
- dal telefono si legge male: testi minuscoli, pulsanti attaccati, tabelle che escono dallo schermo. Google indicizza partendo dalla versione mobile, quindi è quella che deve funzionare;
- è lento o si muove mentre carica: la foto grande arriva dopo secondi, il testo salta quando compare il banner;
- non lo aggiorni tu: per cambiare un orario devi chiamare qualcuno e aspettare, oppure chi lo ha fatto non risponde più;
- ha visite ma non porta richieste: il telefono non è cliccabile, il modulo è in fondo o non invia;
- racconta un'attività che non c'è più: servizi cambiati, logo nuovo, foto di dieci anni fa;
- gira su un software che nessuno aggiorna da anni, oppure ogni aggiornamento rompe qualcosa.
Nell'elenco manca l'età. Un sito di sei anni, fatto bene e tenuto in ordine, può andare benissimo. Uno fatto in fretta l'anno scorso, no.
Ritocco o rifacimento: la tabella per decidere
Spesso il problema sta in una parte sola, e rifare tutto butta via anche quello che funziona. Trova la tua riga.
| Cosa non va | Cosa conviene di solito |
|---|---|
| La grafica è datata, ma struttura e testi funzionano | Ritocco: colori, caratteri e foto nuove sulla struttura che c'è |
| I testi sono vecchi, ma il sito si apre bene | Ritocco: riscrivere i testi e aggiornare i servizi |
| Le pagine sono lente per colpa delle immagini | Ritocco: ridimensionare e comprimere le immagini |
| Dal telefono si legge male | Rifacimento, quasi sempre: l'impaginazione va ripensata |
| Non riesci a modificare i contenuti da solo | Rifacimento, o cambio del sistema che gestisce i contenuti |
| Il sito non rispecchia più quello che vendi | Rifacimento, partendo da cosa vendi oggi |
Una regola: se descrivi il problema in una frase e non riguarda la struttura, è un ritocco. Se la frase è "è tutto da rivedere", prima scrivi cosa deve fare il sito, poi guarda com'è fatto. Se devi scegliere anche con cosa rifarlo, il confronto è in WordPress o sviluppo su misura.
Prima di toccare il sito: l'inventario
Quello che il sito ha ottenuto su Google si perde in fretta e si riconquista in mesi. Prima che qualcuno apra un programma, raccogli:
- L'elenco di tutte le pagine attuali con il loro indirizzo (URL): si ricava dalla sitemap, da Search Console o da un programma che scansiona il sito. Google consiglia di includere anche immagini e file scaricabili.
- Le pagine che portano visite e richieste, dal rapporto Rendimento di Search Console: sono quelle da proteggere per prime.
- I testi delle pagine che già si trovano su Google: se una pagina funziona, il testo non si butta, si aggiorna.
- Titoli, descrizioni e testi alternativi delle immagini, da riportare nel sito nuovo.
- I siti che ti linkano, come associazioni, fornitori ed elenchi: ognuno punta a un indirizzo preciso che deve continuare a funzionare.
Google scrive che il momento migliore per coinvolgere chi si occupa di SEO è quando stai pensando a un rifacimento, e prima è meglio è. Dopo il lancio si può solo riparare.
Redirect 301: la parte che non si vede
Un indirizzo è come un recapito: se cambi sede senza lasciare un avviso, la posta non arriva. Se il sito nuovo ha indirizzi diversi dal vecchio, e succede quasi sempre, chi arriva da Google o da un vecchio link trova un errore, e Google perde il legame tra la pagina che conosceva e quella nuova.
Nella guida allo spostamento di un sito con cambio di indirizzi Google chiede quattro cose: una tabella con ogni indirizzo vecchio e il suo nuovo; un redirect permanente da ciascuno al corrispondente, non alla home; redirect fatti dal server, come il 301, e non con JavaScript; e di tenerli il più a lungo possibile, in genere almeno un anno. Un esempio inventato di tabella:
| Indirizzo vecchio | Indirizzo nuovo |
|---|---|
| /servizi.html | /servizi |
| /chi-siamo-azienda | /chi-siamo |
| /prodotti/caldaie-2019 | /caldaie |
| /news/aperti-ad-agosto | nessuna pagina simile: valuta se tenerla o mandarla alla più vicina |
Due consigli che Google dà e quasi nessuno segue. Il primo: una cosa alla volta. Se devi anche cambiare dominio, prima sposta il dominio, poi cambia la grafica, non tutto insieme, altrimenti se qualcosa va male non sai cosa. Il secondo: lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console serve solo se cambia il dominio, non per il passaggio a https o per gli indirizzi interni. E se puoi, tieni uguali gli indirizzi che già funzionano: meno redirect, meno rischi.
Il test dei cinque indirizzi
Il giorno del lancio, dal telefono, fai questo. Prendi i cinque indirizzi vecchi con più clic da Search Console e scrivili uno per uno nel browser: ognuno deve arrivare alla pagina nuova giusta, con un solo passaggio, senza fermate intermedie. Poi scrivi un indirizzo inventato, tipo tuosito.it/prova-che-non-esiste: deve comparire una pagina di errore vera, con codice 404. Se compare un "pagina non trovata" ma il codice è 200, Google lo chiama soft 404 e tratta quella pagina come se esistesse. Chi ha fatto il sito sa controllare il codice in dieci secondi: chiediglielo.
Nello stesso giro: tocca il numero di telefono, deve partire la chiamata; invia il modulo con i tuoi dati, deve arrivare la mail; apri il sito da una ricerca Google, non solo dal preferito. Capita di lasciare attiva l'istruzione "non indicizzare" usata durante i lavori, e si scopre dopo settimane.
Dopo il lancio: cosa guardare per un mese
- in Search Console, la sitemap nuova inviata e quella vecchia che si svuota: Google dice che è il comportamento atteso;
- il rapporto sulle pagine: gli indirizzi che Google trova e che non esistono più vanno aggiunti alla tabella dei redirect;
- il rapporto Rendimento: le pagine nuove devono iniziare a ricevere impressioni e clic al posto delle vecchie;
- la velocità dal telefono: per i Core Web Vitals le soglie "buono", misurate sul 75° percentile delle visite, sono LCP entro 2,5 secondi, INP entro 200 millisecondi e CLS entro 0,1. In parole semplici: la parte principale compare presto, il sito risponde subito ai tocchi, niente salta mentre leggi. Li spieghiamo in Core Web Vitals senza gergo.
Un calo nelle prime settimane può capitare, e Google lo definisce normale mentre rilegge il sito. Se dopo un mese le pagine importanti sono sparite, riguarda prima di tutto la tabella dei redirect. E non giudicare dopo pochi giorni: la guida SEO di Google consiglia di aspettare qualche settimana, e alcune modifiche richiedono mesi.
Se vendi online, è il momento dell'accessibilità
Dal 28 giugno 2025 i servizi di commercio elettronico devono rispettare i requisiti di accessibilità del D.Lgs. 82/2022, con l'esenzione delle microimprese (meno di dieci persone e fino a due milioni di fatturato o bilancio). Se non sei esentato, un rifacimento è l'occasione per farlo una volta sola invece di rattoppare: contrasti, navigazione da tastiera, testi alternativi, moduli leggibili dagli screen reader. Se sei in dubbio su cosa ti riguarda, chiedi a un consulente prima di firmare il preventivo. Cosa comporta un negozio fatto bene lo trovi nella pagina e-commerce.
Tre fogli prima dei preventivi
Questa settimana: scrivi in una frase cosa deve fare il sito; aprilo dal telefono e segna i tre difetti che ti infastidiscono di più; ricava l'elenco delle pagine attuali con gli indirizzi. Con questi tre fogli i preventivi diventano confrontabili, e chi non ti chiede l'elenco degli indirizzi ti sta dicendo che i redirect non li ha in mente. Per leggere le cifre c'è quanto costa un sito web.
Se vuoi un secondo parere, scrivici con l'indirizzo del sito: a volte basta un ritocco, e te lo diciamo. Cosa facciamo sui siti è nella pagina siti web.
Domande frequenti
Quanto tempo ci vuole per rifare un sito?
Dipende da pagine, funzioni e da quanto in fretta consegni testi e foto. I ritardi arrivano quasi sempre dai materiali, non dalla costruzione. Aggiungi una settimana per la tabella dei redirect e i controlli: è tempo che si ripaga.
Il nuovo sito può farmi perdere posizioni su Google?
Può, soprattutto se gli indirizzi cambiano senza redirect o se si cambia tutto insieme. Con l'inventario, i redirect 301 tenuti almeno un anno e i controlli del primo mese il rischio si riduce molto, ma nessuno può promettere posizioni identiche: Google stesso dice che oscillazioni temporanee sono normali.
Devo cambiare dominio?
Di solito no: tenere lo stesso dominio elimina il passaggio più delicato. Ha senso se cambia il nome dell'azienda. In quel caso si fa prima il cambio di dominio con lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console, e la grafica si cambia in un secondo momento.
Posso rifare il sito con un fornitore diverso da quello che lo ha fatto?
Sì, se dominio, hosting e accessi sono a tuo nome e hai una copia dei contenuti. Chiedi al vecchio fornitore l'esportazione di testi e immagini e l'elenco degli indirizzi; chiedi al nuovo come gestirà i redirect prima di firmare. Se il vecchio non collabora, l'inventario lo puoi fare comunque dal sito pubblico e da Search Console.
Fonti
- Google: indicizzazione mobile-first
- Google: serve un esperto SEO?
- Google: spostare un sito con cambio di indirizzi
- Google: redirect e Ricerca Google
- Google: codici di stato HTTP ed errori di rete
- web.dev: Core Web Vitals
- Google Search Central: guida introduttiva alla SEO
- Normattiva: D.Lgs. 82/2022 (accessibilità)
Scritto dal team di Tauro Lab, web agency e software house di Torino. Chi siamo