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Sito web per un artigiano o una piccola impresa: cosa serve e cosa no

Pubblicato il di Tauro Lab9 min di lettura

In breve A un artigiano o a una piccola impresa bastano poche pagine: home, servizi, lavori fatti, chi sei, contatti. Dal telefono si deve capire in trenta secondi cosa fai, dove e come chiamarti, con un numero che avvia la chiamata al tocco. Foto vere, recensioni chieste senza incentivi e testi semplici valgono più di effetti e blog. Partita IVA in home page e informativa privacy sono obbligatorie.

Se fai l'idraulico, il falegname, l'elettricista o il parrucchiere, un sito di cinque pagine basta, a patto che dal telefono si capisca in trenta secondi cosa fai, dove lavori e come chiamarti. Ti avranno proposto di tutto: negozio online, blog, app, video. Per la maggior parte delle piccole attività il lavoro è più semplice e più preciso. Qui trovi quante pagine servono e cosa devono dire, un test da fare in piedi con il telefono, cosa dice la legge su partita IVA e recensioni, e cosa puoi lasciare fuori senza rimpianti.

Hai davvero bisogno di un sito? Parti da come ti trovano

Se il lavoro arriva tutto dal passaparola e hai più richieste di quante ne riesci a fare, un sito non ti cambia la vita. Ma anche il passaparola passa dal telefono: chi riceve il tuo nome da un amico lo cerca su Google prima di chiamare. Se trova una scheda con orari, foto e numero, chiama. Se trova niente, o un sito vecchio con il numero sbagliato, passa al nome dopo.

Fai la prova adesso: cerca il tuo mestiere con il nome del tuo comune, poi il nome della tua attività. Cosa compare? La tua scheda Google, un sito, o pagine di altri con i tuoi dati sbagliati? Per molte attività una scheda Google curata e un sito di una o cinque pagine sono il punto di partenza giusto.

Quante pagine bastano a un artigiano o a una piccola impresa

Meno di quanto pensi. Un sito piccolo e chiaro funziona meglio di uno grande e vuoto. Per ogni pagina, cosa deve dire e cosa non serve:

PaginaCosa deve direCosa non serve
Homechi sei, cosa fai, dove lavori, il numero da toccare: tutto senza scorrereslogan, video di sfondo, carosello di foto
Serviziuna pagina per ogni servizio principale: cosa fai, per chi, come si svolge il lavoro, cosa chiedi al cliente primaelenchi di dieci servizi in una riga
Lavori fattipoche foto vere con due righe ciascuna: dove, cosa, quale problema c'eragallerie di cinquanta foto senza didascalia
Chi seila tua faccia, la storia in poche righe, abilitazioni e iscrizioni se contano nel tuo mestierela frase sulla passione e la qualità
Contattitelefono, WhatsApp se rispondi lì, email, indirizzo, orari, zona in cui lavoriun modulo con dieci campi

Una pagina per servizio ha senso quando i servizi sono diversi e la gente li cerca separatamente: un idraulico che fa anche caldaie e condizionatori. Una pagina per comune ha senso solo se per quel comune hai qualcosa di diverso da dire, altrimenti sono pagine copiate e Google le riconosce. Caso inventato: un elettricista con un collaboratore che lavora tra Torino e la prima cintura. Home con numero e zona, una pagina per gli impianti civili, una per i quadri, una con sei lavori fotografati, Chi sono, Contatti con WhatsApp. Sei pagine, e chi lo cerca trova tutto. Se parti da zero, i passi in ordine sono in sito web professionale: da dove iniziare.

Il test dei trenta secondi

Chi cerca un artigiano lo fa dal telefono, spesso in piedi e con un problema addosso. Fai così: apri il tuo sito dal telefono con la rete mobile, non con il wifi, e conta. In trenta secondi devi aver capito cosa fai, dove lavori e aver toccato il numero facendo partire la chiamata. Se non ci riesci tu, che il sito lo conosci, non ci riesce nessuno. Poi controlla questi punti:

  • il numero in alto su ogni pagina, scritto in modo che un tocco avvii la chiamata, non un numero da copiare;
  • un pulsante WhatsApp solo se rispondi davvero lì, e con scritto in quanto tempo;
  • gli orari in cui rispondi e cosa succede fuori orario, per esempio "se sono in cantiere ti richiamo la sera";
  • un modulo corto: nome, telefono, che lavoro serve, in quale comune. Il resto lo chiedi a voce;
  • la zona in cui lavori, scritta chiara, per non ricevere chiamate da sessanta chilometri.

Google indicizza partendo dalla versione mobile: la versione che vedi sul telefono è quella che conta anche per Google, non solo per i clienti.

Foto, recensioni e testi: cosa mettere e cosa no

Foto vere dei tuoi lavori

Le foto d'archivio di operai sorridenti non convincono nessuno. Meglio foto vere, anche fatte con il telefono, di lavori finiti e, se puoi, del prima e dopo. Luce naturale, inquadratura ferma, un soggetto per scatto. Se si vedono la casa o le persone del cliente, chiedi il permesso e tienilo scritto.

Recensioni: come chiederle senza farsi male

Le recensioni sulla scheda Google pesano più di qualsiasi cosa scritta da te. Chiedile a tutti i clienti a fine lavoro, con un messaggio che contiene il collegamento diretto. Tre cose da non fare, perché costano caro. Non offrire sconti o regali in cambio: le regole di Google sui contenuti vietano recensioni pagate o incentivate, vietano di chiedere recensioni solo ai clienti contenti e scoraggiare quelle negative, e rimuovono le recensioni scritte da chi ha un conflitto di interessi, come dipendenti e collaboratori. Non scriverle tu e non comprarle: il Codice del consumo, all'articolo 23, considera pratica commerciale scorretta inviare o far inviare recensioni false e dichiarare che le recensioni vengono da clienti veri senza averlo verificato. E rispondi a tutte, anche a quelle brutte, con calma: la risposta la leggono i clienti futuri.

Testi

Scrivi come parli ai clienti. "Sostituisco caldaie e rubinetti nei comuni a sud di Torino" funziona meglio di "offriamo soluzioni per ogni esigenza". Metti il mestiere, la zona e cosa fai davvero: sono le parole con cui ti cercano. Aggiungi le domande che ti fanno sempre e le risposte: costano poco e sono le pagine più lette.

Scheda Google e sito: stesse informazioni

Per le ricerche locali Google indica tre fattori: pertinenza, distanza e notorietà. Sulla pertinenza (categoria, descrizione, servizi) e sulla notorietà (recensioni, presenza sul web) puoi lavorare; sulla distanza no. Google scrive anche che non c'è modo di chiedere o pagare per un posizionamento locale migliore: se qualcuno te lo vende, non lo può consegnare. Intanto fai che scheda e sito dicano le stesse cose: stesso nome, stesso indirizzo, stesso numero, stessi orari. Come questo si lega ai social è in SEO locale e social media.

Quello che la legge chiede anche a un sito di cinque pagine

Tre cose che i costruttori di siti gratuiti non ti dicono. Se hai partita IVA e un sito, anche solo pubblicitario, la partita IVA va in home page: art. 35 del DPR 633/1972, in vigore fino al 31 dicembre 2026 e poi sostituito dal nuovo testo unico IVA, per cui chiedi al commercialista il riferimento aggiornato. Se c'è un modulo di contatto raccogli dati personali, quindi serve l'informativa privacy prevista dal Regolamento (UE) 2016/679. Se usi statistiche o pubblicità con cookie, serve un banner fatto secondo le regole del Garante. Se sei una società di capitali, sul sito vanno anche i dati del registro delle imprese; una ditta individuale no. Non è un parere legale: fai controllare i testi a chi ti segue la contabilità o a un consulente.

Cosa puoi lasciare fuori, per ora

  • un blog: serve solo se hai voglia di scrivere delle cose che i clienti ti chiedono, e un blog fermo da anni fa peggio di nessun blog;
  • un negozio online, se vendi lavoro e non prodotti;
  • animazioni, video di sfondo ed effetti: rallentano il sito dal telefono e non fanno arrivare chiamate;
  • sezioni vuote tipo "news" o "in arrivo".

E non aspettarti chiamate dal giorno dopo: nella guida SEO Google scrive che alcune modifiche richiedono mesi prima di vedersi nei risultati. Nel frattempo contano il passaparola, la scheda Google e il numero sul furgone.

Il testo della home sta su un foglio

Prendi un foglio e scrivi il tuo mestiere, i tre lavori che vuoi fare di più, la zona in cui lavori e il numero a cui rispondi. È già il testo della home. Poi scatta sei foto vere di lavori finiti e manda il collegamento per la recensione agli ultimi tre clienti. Per capire da cosa dipende il prezzo c'è quanto costa un sito web; per scegliere con chi farlo, web agency o freelance.

Nella pagina siti web vedi cosa facciamo. Puoi anche scriverci descrivendo la tua attività per capire quante pagine ti servono: a volte ne basta una.

Domande frequenti

Meglio un sito o solo Facebook e Instagram?

I social vanno bene per mostrare i lavori, ma non li controlli tu e non tutti hanno un account. Un sito ti dà un indirizzo tuo, da mettere sul furgone e sul biglietto da visita, e la scheda Google ti fa trovare da chi cerca il mestiere nel tuo comune. Se devi partire da una cosa, parti da scheda e sito di poche pagine.

Posso farlo da solo con un costruttore gratuito?

Si può, e per una pagina semplice a volte basta. I limiti sono poca libertà, un indirizzo con il nome del servizio e il tempo che ci metti tu. Se lo fai, usa un dominio a tuo nome, metti la partita IVA in home page, pubblica un'informativa se c'è un modulo e controlla che dal telefono il numero sia cliccabile.

Posso chiedere le recensioni ai clienti?

Sì, e conviene farlo con tutti, a fine lavoro, con il collegamento diretto alla scheda. Quello che non puoi fare è offrire qualcosa in cambio, chiederle solo a chi sai che è contento, farle scrivere a dipendenti o parenti, o comprarle: Google le rimuove e per la legge italiana è una pratica scorretta.

Devo scrivere i testi io?

Conviene partire da te: spieghi il tuo lavoro meglio di chiunque. Bastano appunti o un messaggio vocale, e chi realizza il sito li mette in ordine. I testi generici copiati da altri siti non vanno bene: i clienti se ne accorgono, e Google anche.

Fonti

Scritto dal team di Tauro Lab, web agency e software house di Torino. Chi siamo

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